
Oggi sono fiero di pubblicare un'intervista rilasciata in esclusiva per il mio blog da Enrico Belinelli, fratello nonchè procuratore del noto cestista dell'NBA Marco Belinelli. Per me è un onore poter dedicare uno spazio nel mio blog a un grande giocatore quale Marco attraverso le parole di Enrico del quale stimo i risultati professionali e con cui ho avuto la possibilità di entrare in confidenza.
Marco Belinelli non è solo un grande giocatore ma è anche un grande compaesano e quasi coetaneo (solo due anni di differenza ci separano). Penso che qualunque Persicetano vada fiero di questo ragazzo e delle sue imprese, ma la cosa più bella è vedere come un ragazzo di 22 anni riesca a vivere come i suoi coetanei indipendentemente dalla sua professione e gli alti livelli di essa. Da questo punto di vista è degno di ammirazione da parte mia.
Grazie alla disponibilità di Enrico, cliccando di seguito potrete leggere domande e risposte della sua intervista.
Ciao Enrico, innanzitutto ti chiedo come ricordi la tua adolescenza e il tuo rapporto di allora con Marco, quando ancora era un bambino prodigio e tu il fratello maggiore.
Innanzitutto tra me e mio fratello c'è e ci sarà sempre un rapporto molto stretto, gli ho insegnato i primi fondamentali del basket e non immagini neppure quanti 1 contro 1 abbiamo fatto nel cortile di casa nostra...ovviamente chi vinceva prendeva in giro il perdente, quindi erano delle partite assai combattute...ma ti specifico che Marco non era un ragazzo prodigio, era un bambino che si vedeva che aveva qualcosa di speciale ma non potevo immaginare quello che poi e' diventato.
È il 1997 e la Virtus Bologna si interessa a Marco, allora militante nella Vis Basket Persiceto; Enrico è già il suo rappresentante o la trattativa viene portata avanti diversamente? In altre parole, sei già sulla strada di procuratore di Belinelli o è in questo momento che decidi di intraprendere quel percorso?
Quando la Virtus nel 1997 decise di prendere mio fratello non ero ancora il suo procuratore, nel senso che a mio avviso un ragazzo fino ai 18 anni, seppur bravo, non deve pensare ad avere un rappresentante o chissà cosa, ma deve giocare a basket per divertirsi e per crescere come persona attraverso lo sport. Se poi, come nel caso di mio fratello, al termine delle giovanili riesce ad emergere come un futuro professionista, allora quello è il momento di scegliere di avere una persona che tutela i tuoi interessi legittimi.
Dopo l’esperienza alla Virtus, la Fortitudo, complice il dissesto finanziario dell’acerrima rivale, riesce a strappare il trasferimento al giovane Belinelli, assicurandosi il talento emergente della serie A italiana di Basket. I più la vedono così, quasi come un furto dettato dall’opportunismo, tu come la vedi?
Ora mi fai parlare della cosa più difficile che ho fatto in vita mia, e cioè portare mio fratello dalla Virtus alla Fortitudo! Innanzitutto non si trattava di un furto, ma di una semplice trattativa contrattuale. Ho dovuto fare una scelta importante e fondamentale per la carriera di mio fratello. Ringrazio, e lo farò sempre, persone che hanno contribuito a fare crescere Marco, sia sotto il profilo umano che sotto quello professionale, però era giunto il momento di fare un passo in più per raggiungere un livello superiore e questo era quello che mi garantiva una persona straordinaria come Jasmin Repesa (allora allenatore della Fortitudo Bologna, ndr), e la Fortitudo. Occorreva essere forti, stringere le spalle, fregarsene di tutto e di tutti e pensare solo a se stessi. Ora, a distanza di 6 anni, posso vantarmi di quello che ho fatto, visto lo sviluppo della carriera di mio fratello.
Marco cresce, raggiunge livelli professionistici dagli alti risultati. Enrico? Come sta vivendo la sua contemporanea crescita professionale? Com’è cambiata la tua situazione dai tempi della Virtus a quelli di Belinelli miglior giovane della Serie A Italiana nonché della Nazionale Italiana di basket?
Quando Marco era un ragazzo delle giovanili della Virtus, io ero suo fratello e gli davo una mano, con il passaggio in Fortitudo sono diventato un procuratore sportivo, sono dovuto crescere professionalmente, approfondire maggiormente quello che avevo studiato e soprattutto passare dalla teoria alla pratica. Ho incominciato a lavorare, confrontandomi con la vita. Non ti nascondo che ho preso pure delle ''fregate'' ma queste mi sono servite tanto per imparare il mio mestiere. Fondamentalmente sono una persona onesta e sincera...bene, il mondo del lavoro è l'opposto e, purtroppo, ti puoi fidare solo di pochissime persone. Ovviamente la mia professione è legata a quella di mio fratello , più lui cresce e si afferma come giocatore, più cresce la mia importanza come agente. Naturalmente più lui gioca bene, più io debbo essere competitivo e bravo nella mia professione.
Siamo arrivati al 2007 e finalmente sembra prospettarsi il sogno NBA per Marco, come si è presentato? Come l’hai vissuto? Immagino che sia stata un’emozione non solo per lui come giocatore, ma anche per te come suo procuratore e, ricordiamolo, fratello.
Guarda, sinceramente a me sembra un sogno pure ora...probabilmente tra 12 anni mi guarderò indietro e penserò: ''Cavolo, ma io ho fatto tutto questo?''. Mi trovo a lavorare e a trattare con delle persone che, fino a pochi anni prima, vedevo solo sui giornali...Non ti nascondo che le prime volte ero pure emozionato, però è solo lavoro e io sono qua per fare gli interessi di mio fratello, quindi della notorietà degli altri non me ne importa nulla. L'importante e ciò che conta è che Marco stia bene e che si trovi nelle migliori condizioni possibili per giocare.
Quasi tutti credono che l’NBA sia sorta a sorpresa per Marco che si è visto 18^ scelta del Draft 2007, ma in realtà voi lo sapevate già. Quando è iniziato l’interessamento degli uomini NBA? Come è avvenuto questo passaggio? O meglio, quali sono le tappe che precedono la serata del 28 giugno 2007?
Mi credi se ti dico che l'interesse di franchigie Nba per Marco risale fin dal suo ultimo anno in Virtus? Fin dal 2002/2003 gli scouts di certe squadre hanno iniziato a seguirlo. La notte del 28/06/2007 èstata la conclusione di un lavoro iniziato dal suo trasferimento in Fortitudo nel 2003. L'Nba era il suo obiettivo e l'Nba è stata raggiunta. Purtroppo nel draft 2007 Marco è stato scelto solo con il numero 18 perchè ha dovuto pagare, sulla sua pelle, la disastrosa stagione di Martinelli in Fortitudo. Ti garantisco che se si fosse dichiarato nel 2006, al termine della finale scudetto con Treviso, sarebbe stato scelto nei primi 10. Le tappe che precedono la notte del draft sono tantissime, dai mille colloqui avuti con dirigenti e scouts Nba ai work out che Marco ha dovuto sostenere con le varie franchigie a lui interessate. Per intenderci prima del 28/6 siamo stai a New Jersey, New York, Washington, Detroit, L.A., Phoenix, Houston e Salt Lake City...in 18 giorni!!!!!!
A tuo parere, l’NBA è il campionato adatto per far sbocciare giovani talenti italiani, ma anche europei, cresciuti nel campionato italiano? E in generale, nei campionati europei?
Secondo il mio parere un ragazzo deve prima affermarsi nel proprio campionato nazionale, poi farlo in eurolega e solo quando si è un giocatore da 20 punti a partita in Europa si può considerare l'ipotesi di fare il salto negli States. Ora la moda è quella di prendere un giocatore europeo prima che termini questo iter...ed i risultati si vedono...quanti giocatori, soprattutto slavi, vengono in Nba a 20 anni, perchè attratti dai soldi, per poi ritornare nel vecchio continente dopo un paio di anni? Capisco però che è difficile rinunciare a una simile opportunità e a tanti sodi...soprattutto quando provieni da umili origini.
Presupponendo, ma se sbaglio correggimi, che la scelta di Marco di passare in NBA sia stata ponderata anche sulla base di un confronto con i suoi procuratori, quindi anche con te; se tornassi indietro opteresti ancora per un salto dalla Lega italiana a quella americana o spingeresti Marco verso un altro campionato europeo?
Rifarei tutto quello che ho fatto per portare Marco in Nba. È il livello più alto al mondo e mio fratello merita di starci. Occorre lavorare duramente, essere sempre umili, mandare giù bocconi amari ed avere pazienza ma non ho dubbi sul fatto che possa affermarsi pure negli States.
Ti ringrazio da parte mia e di chi leggerà quest’intervista per la disponibilità e ti auguro un in bocca al lupo per i traguardi futuri tuoi e di Marco.
La vera storia di Spitty #2
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